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La sentenza
Il fisico reagiva bene al trauma midollare che avevo subito ma le mie gambe non si muovevano e non percepivano alcuna senzazione : non sentivo né caldo, né freddo, né dolore. Insomma dall’ ombelico in giù cambiava totalmente la mia sensibilità.
Dai discorsi dei dottori , durante le visite giornaliere , ho sentito per la prima volta la parola "Paraplegia".
Era ormai giunta la fine di febbraio. Con un’ ambulanza mi trasportarono al centro riabilitativo di Montescano (Pavia) dove sono stato seguito da un’ équipe medica che mi sottopose ad una serie di esami, che permise così di diagnosticare il mio stato di Paraplegia degli arti inferiori.
Ricordo che i dottori furono restii a dirmi i risultati degli esami . Penso che anche per loro sia un momento molto brutto dover comunicare ai familiari e al paziente l’ esito d’ irreversibilità del danno subito.
Al momento attuale la medicina e la scienza non possono fare molto se non una corretta riabilitazione che permetta una vita accettabile in carrozzina. Cominciai allora a fare "il terzo grado" alla dottoressa Gloria Fugazza, fisiatra, perchè volevo sapere l’ esito di quel "benedetto" esame relativo alla valutazione della mia conduzione motoria e sensitiva. Il luccichio dei suoi occhi mi preavvisò del duro colpo che dovevo subire:

la sentenza fu drammatica:
non avrei più camminato.
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