associazione amici della paraplegia onlus logo
Benvenuti oggi è il 
 
associazione amici della paraplegia
Sintesi storica della ricerca sulla paraplegia
Le lesioni del midollo spinale sono documentate fino dai tempi dell'antico Egitto.

Nella XI colonna del papiro Smith della IV dinastia egizia, dove il medico del faraone descriveva i traumi vertebro-spinali, è descritto il caso 33: "caduto in basso sopra la sua testa, una vertebra è penetrata dentro l'altra, non ha conoscenza della sua mano e delle sue gambe. Non è da trattare."
papiro SmithIl caso 31: "Nella lussazione di una vertebra del collo l'uomo è senza conoscenza delle braccia e delle gambe, il suo pene è eretto, il suo ventre è colmo di vento, le orine gocciolano senza che ne accorga. Una malattia da non trattare."
La storia della ricerca del midollo spinale ha inizio con Galeno, a Roma, nel secondo secolo dopo Cristo, ma i primi tentativi di ricostruzione risalgono solamente alla fine dell' 800 senza risultati.

La seguente è una relazione riguardante la ricerca del professor Giorgio Brunelli (cominciata nel 1980) sulle possibilità di riparazione delle lesioni del midollo spinale.

Il sensazionale esperimento
siglato dal professor Giorgio Brunelli - il trasferimento di un nervo dall'arto superiore a quello inferiore del paziente paraplegico - è il punto di approdo di un cammino scentifico che ha fissato fondamentali certezze in questo delicato capitolo della medicina.
Gli studi di Brunelli hanno consentito di ottenere - mediante impianti di innesti nervosi - un collegamento diretto del sistema nervoso centrale con quello periferico.
Per aggirare l'impossibilità per gli assoni di avanzare nel midollo spinale, il professor Brunelli ha pensato di connettere il midollo sovrastante la lesione, ove gli assoni ricrescono, direttamente con i nervi periferici che permettono l'avanzamento delle fibre nervose.
I risultati
di questa ricerca dimostrano che il neurone motore a monte è capace di ricrescere nei nervi periferici e di ricostruire lo "scheletro" del neurone motorio a valle fino al muscolo, col quale ristabilisce contatti funzionali ( con tanto di "placche motrici", strutture neuromuscolari che testimoniano una corretta reinnervazione).

Ciò è stato scoperto dal professor Brunelli sin dal 1982. Nel 1993 la ricerca è continuata sui primati, dapprima in Svezia, all' Istituto di primatologia di Solna (perchè i laboratori in Italia erano ancora in costruzione ).
Questa scoperta ha reso possibile dimostrare che i neuroni motori del sistema centrale sono in grado di:

  • produrre "materiali" (sostanze citosoliche) in quantità sufficiente per ricostruire anche lo "scheletro" delle fibre nervose di moto periferiche;
  • rimpiazzare il funzionamento del neurone motore 2° (quello a valle);
  • e di ristabilire colegamenti funzionali con i muscoli grazie alla formazione di nuove placche motrici.


Acquisizioni - queste che abbiamo sinteticamente elencato - che dapprima furono accolte tiepidamente dalla comunità scientifica internazionale, ma che sono state pienamente confermate da successive esperienze (condotte da altri ricercatori in Francia e nelgi USA).
Nel suo sondare soluzioni per fornire una risposta concreta al pressante dilemma della paraplegia, Brunelli ha poi cominciato ad accarezzare un'idea: quella di trasferire un nervo dell'arto superiore a quello inferiore.
Un progetto che batte sì strade consolidate (difatti da anni si pratica il trasferimento di vari nervi nell' avulsione delle radici del plesso brachiale), ma che ha posto Brunelli dinanzi a un ventaglio di critici interrogativi:

  • Quale nervo dell'arto superiore doveva essere scelto per far si che i danni nel "sito donatore" non fossero rilevanti?
  • Poteva la parte anatomica donatrice essere riparata convenientemente?
    Il nervo da trasferire avrebbe sopportato il "trasloco" e funzionare?
  • Quali muscoli dovevano essere reinervati?
  • Il paziente avrebbe potuto rieducare l'area cerebrale deputata al movimento e riutilizzare i muscoli nuovamente innervati?

Fu scelto il nervo ulnare, un conduttore di impulsi lungo abbastanza per raggiungere la muscolatura dell'anca: possiede tre rami che provvedono a muovere le dita, e convoglia altresì al cervello le sensazoni provenienti dal mignolo da parte dell'anulare e della corrispondente zona sottostante del palmo.
I muscoli riceventi scelti per ottenere i moviementi principali dell'anca sono il grande gluteo, il medio gluteo ed il quadrucupide.

Manu qua, auxilio quo.
Nel '700 Carlo II di Borbone (1716-1788) diede al Real Colegio de Cirujano de Barcelona uno stemma costituito da una mano con un occhio del palmo a significare che (allora ) il chirurgo vedeva all'interno del corpo umano palpando gli organi con la mano.

« INDIETRO
Disclaimer
Via Carpani, 1 23895 Nibionno (LC)
Tel. 031.874027 - Cell. 328.9860757
C.F. 04388860969
 
Privacy - Development Volo srl - Site Map
Newsletter
Links utili